BOLOGNA – Decolla la dichiarazione d’intenti dell’aggregazione nazionale di reti civiche promossa alla pari da un bel gruppo di movimenti. L’obiettivo è partecipare alle elezioni, ma anche tenere la porta aperta strada facendo per consentire l’integrazione di altri soggetti e processi costituenti. I movimenti non hanno fatto sconti ai partiti e subito si sono dichiarati per un altro modo di fare politica.

L’iniziativa promossa alla pari da Azione civica per l’Umbria, Cittadini Ecologisti, Ecoistituto del Veneto, GenerazioneTQ, Liste Civiche Marche, Movimenti Civici, Partito Umanista, Rete dei Cittadini, Verdi indipendenti progressisti, ha visto la partecipazione di esponenti di altri gruppi come Coscienza Comune, Democrazia Civica, Italia Attiva, Il Veliero, Movimento Non Violento, Padova Donne, Rivoluzione Pacifica e Salviamo il paesaggio. Si sono riuniti il 28 gennaio a Bologna. Quest’incontro nazionale è stato una tappa del percorso per arrivare alla formazione di  una LISTA CIVICA NAZIONALE che si presenti alle prossime elezioni politiche. I lavori sono stati coordinati da Gabriele Volpi e Michele Boato, e moderati da Alessandro Balzan in qualità di facilitatore. Italo Campagnoli ha presentato la proposta di LISTA CIVICA NAZIONALE e illustrato la “Dichiarazione di Intenti”, il documento che da novembre il gruppo ha iniziato a elaborare.
Il documento è pensato come un appello rivolto ai cittadini, alle reti e ai movimenti, invitati ad aggregarsi alla costituzione di una  Lista Civica Nazionale come alternativa concreta al sistema dei partiti.
I principi della democrazia partecipativa sono stati applicati fin dall’inizio. E’ così che l’incontro si è svolto in 7 ore, durante le quali sono state discusse e messe ai voti le proposte di tutti i gruppi ed è stata data a tutti i presenti la possibilità di decidere e di esprimere le proprie opinioni e motivazioni. Nonostante la sfida non semplice di approvare un documento condiviso, per rendere agile ed efficace lo svolgimento dell’incontro è stato approvato all’unanimità un programma di lavoro.
Approvato all’unanimità anche il principio della necessità di almeno due veti per bloccare un punto della Dichiarazione.
Così la mattina l’assemblea si è divisa in gruppi e sono state raccolte le proposte di modifiche alla bozza della Dichiarazione di intenti che girava già da alcune settimane. I gruppi, con l’aiuto di un facilitatore, hanno discusso i punti della Dichiarazione e hanno elaborato alcune proposte di tagli, modifiche e integrazioni.
Nel pomeriggio ecco il confronto, quello più impegnativo, nella plenaria. Il testo della Dichiarazione è stato proiettato su uno schermo di fronte all’assemblea. La dichiarazione è stata suddivisa in singoli paragrafi, che sono stati esaminati uno dopo l’altro.
Per ogni punto ogni facilitatore ha esposto le modifiche che ogni gruppo proponeva. Poi discussione, più o meno ampia, più o meno accesa. Infine ogni proposta viene messa ai voti. Il risultato di tutte le votazioni si può consultare nel documento allegato.
Dopo la discussione finale, stanchi ma soddisfatti del lavoro svolto, i gruppi hanno finalmente approvato la “Dichiarazione di Intenti”, che resta tuttavia aperta a osservazioni e miglioramenti da parte di coloro non hanno potuto essere presenti all’assemblea.
Prossimo appuntamento a Bologna il giorno 11 febbraio per continuare nel percorso della costituzione di una Lista Civica nazionale.

Carta d’intenti

Votazioni sulla Carta d’Intenti

This Post Has One Comment
  1. Io credo che per guarire questo malato sistema politico sia sufficiente che chiunque si dedichi all’attività politica lo deve fare per convinzione e non per ottenere guadagni, di conseguenza una persona eletta alla Camera o al Senato, avrà un aspettativa retribuita dal lavoro che svolgeva o in alternativa una retribuzione pari alla media retributiva di un normale dirigente pubblico, per esempio un preside,
    Mentre i partiti possono essere finanziati attraverso una quota per mille nella dichiarazione dei redditi dove si potrà indicare il nome del partito, quota che si finanzia riducendo 8 per mille alle chiese

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