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tratto da: Il Fatto Quotidiano, 16 Marzo 2012

di Paolo Flores d’Arcais

“Tecnici” o non “tecnici”, tra un anno si vota. E ognuno di noi dovrà decidere se giocare il ruolo del cittadino attivo, quello del gregario portatore d’acqua, o rincantucciarsi nell’innocua protesta velleitaria. Ieri il direttore di questo giornale ha ricordato che l’effettiva rappresentatività degli attuali partiti oscilla tra il 4% e l’8%. Il che significa che un 92-96% dei cittadini non sarà rappresentato nel prossimo Parlamento, a meno che la società civile non sappia organizzarsi in prima persona. Quella del privilegio e dell’establishment, lo farà, con Monti, Passera e altri “tecnici” usciti dal cilindro. E quella che vuole un’Italia meno lontana dalla “giustizia e libertà” scritta nella nostra Costituzione, e viene perciò tacciata da quasi vent’anni di “giustizialismo” e di “estremismo”?

Antonio Padellaro ha già spiegato perché non sia più lecito aspettare: se si lascia che i protagonisti delle prossime elezioni siano solo i partiti, ci si fa complici di una sostanziale continuità col berlusconismo, anche se in maquillage. Dunque, una o più liste di società civile, le cui forme di sinergia con i partiti del centrosinistra dipenderanno dalla legge elettorale. E candidati della società civile alle primarie (primarie vere, cioè ad armi pari) se si voterà con l’attuale “porcata”. Dobbiamo lavorarci da subito ; alle liste, all’individuazione del candidato, al programma (eventualmente in sequenza inversa).

Dobbiamo, ma “chi”? Il Fatto inizia nei prossimi giorni un viaggio di ascolto politico con i suoi lettori. “Libertà e Giustizia” con Zagrebelsky, Saviano, Eco, sta moltiplicando le iniziative pubbliche. MicroMega è tradizionalmente impegnata in questa direzione. Il mondo del web è ricco di fermenti analoghi. La Fiom ha saputo catalizzare tutti i movimenti di lotta verso un “interesse generale”, esattamente come i sindaci riuniti da De Magistris. Le diverse “sensibilità” di un coerente mai-più-berlusconismo non sono sovrapponibili, ma potrebbero (dovrebbero!) almeno impegnarsi a parlarsi, invitarsi reciprocamente alle rispettive iniziative. Progettare insieme entro l’anno una sorta di “stati generali” della “cittadinanza attiva” ne costituirebbe il naturale coronamento.

 

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