COMUNICATO STAMPA

Una goccia di acqua per dire che il voto referendaio va rispettatoIn Italia, quando si parla di cosa pubblica, di giustizia, del rispetto delle leggi e soprattutto del rispetto della volontà popolare, bisogna vigilare in maniera costante e non dare mai nulla per scontato. Spesso quello che in altri Paesi costituisce il normale funzionamento democratico delle istituzioni, da noi diventa “anomalia”. E allora accade che in Parlamento meno di un mese fa si è dovuto formare un gruppo interparlamentare con l’obiettivo di tradurre in legge l’esito dei referendum sull’acqua pubblica del giugno 2011, che ancora oggi sono rimasti lettera morta.

Per Lista Civica Italiana è già immorale e ingiusto che a distanza di due anni i governi non abbiano ancora legiferato per dare seguito alla volontà popolare che si era espressa in maniera inequivocabile contro la privatizzazione del sistema, ma è tanto più avvilente constatare che, nonostante le “larghe intese” e la composizione particolare del Governo Letta, il gruppo interparlamentare non avrà una vita facile per raggiungere l’obiettivo. Innanzitutto perché la maggioranza è composta in larga misura da forze politiche che erano contrarie all’abrogazione della privatizzazione e poi perché il gruppo interparlamentare in questione è formato da Sinistra Ecologia Libertà e Movimento 5 Stelle che sono di minoranza, con l’aggiunta di soli quindici parlamentari del Partito Democratico che fa parte della maggioranza. Tutto ciò è l’ennesimo esempio della schizofrenia in cui versa il PD, che non riesce a darsi una linea comune: si pensi alla presa di posizione ambigua sugli aerei da combattimento F35, alla spaccatura sul No Tav, che per alcuni amministratori, tenacemente contrari all’infrastruttura, ha significato l’espulsione dal partito stesso.

 Possibile che persino nei confronti del referendum abrogativo, strumento della nostra Costituzione più vicino alla democrazia diretta e quindi di più facile interpretazione, la politica nostrana faccia così fatica ad attuare la volontà popolare?

 Non è la prima volta che accade, certo, e in passato abbiamo assistito a comportamenti pure peggiori, che hanno ignorato, quando non ribaltato, ciò che i cittadini avevano deciso. E’ davvero tempo di cambiare le cose: occorre ridare credibilità alla politica e ricostruire il senso di cittadinanza. E ciò può avvenire solo se al centro della politica si torna a mettere il bene dei cittadini e se i cittadini prendono coscienza dei loro diritti diventando artefici e protagonisti della loro democrazia.

 


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