Il Comitato Nazionale per l’Attuazione della Costituzione – CNAC – Bozza ver 3-2

 

Storia del documento

Questo documento ha preso origine dal confronto paritetico tra diversi gruppi (alcuni sono indicati alla fine del presente documento) che si sono trovati a Bologna il 9 maggio 2015 per discutere di come poter migliorare l’efficacia politica attraverso una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale.

Lo scopo di questo documento (In bozza) è di descrivere il progetto del CNAC in modo da poter sottoporre agli enti interessati con cui siamo in contatto un testo condiviso e unico.

In questo modo avremo la certezza che chi aderisce abbia chiaro cosa si vuole fare e come lo si vuole fare.

Specifichiamo da subito che la sigla CNAC non corrisponde ad alcun ente funzionante e con una “struttura già organizzata”. Il CNAC é quindi un “contenitore da riempire” alla pari tra tutti noi. Nulla vieta – ai partecipanti al progetto, di cambiare questo nome.

Chi vuole fare integrazioni/osservazioni usi per favore il seguente metodo e le invii a info@listacivicaitaliana.org:

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((commenti)) in azzurro e tra parentesi doppie.

 

Il Comitato Nazionale per l’Attuazione della Costituzione – CNAC

 

Riprendere il progetto dei/delle costituenti, cambiare strategia per attuare un progetto politico nuovo, a rete e senza leader.

 

1) Premessa.

I risultati ottenuti negli ultimi decenni dalle migliaia di persone e di enti che si battono per una società più giusta e per il riequilibrio ambientale dimostrano che l’enorme impegno profuso non é riuscito a fermare il degrado delle democrazie e dell’ambiente e il predominio della finanza sulla politica.

Tutto ciò dovrebbe indurre a cambiare strategie per la soluzione dei problemi che affliggono l’Italia e l’Europa. Limitiamoci per ora all’Italia.

 In Italia esiste un gran numero di gruppi / enti che seppur molto attivi hanno fatto la scelta di restare al di fuori della politica: in questo modo lavorano “a valle” delle scelte effettuate dal parlamento.

In generale, inoltre, non si coordinano tra loro e quindi non avendo un quadro di riferimento e una strategia comuni sono molto meno efficaci.

Con questo documento invitiamo tutti i gruppi / gli enti a cambiare strategia e a dedicare una parte delle loro energie per lavorare “insieme e a monte”, ovvero per cercare di influire sulla composizione dei luoghi dove le decisioni vengono prese: parlamento, consigli regionali, comuni.

Non fare questo significa:

  • assistere ad una progressiva accelerazione della distruzione delle istituzioni democratiche,

  • autocondannarsi a sfinirsi intellettualmente e fisicamente per mettere pezze alle decisioni politiche prese da “altri”

Questo documento ha quindi lo scopo di proporre un diversa strategia per arrivare a dare rappresentanza politica a tutti gli enti e alle loro iniziative che di fatto sono “anticipazioni di un mondo migliore e più umano”. Questi enti purtroppo sino ad ora non sono riusciti a fare sistema, sono rimasti isolati e in tal modo non sono riusciti a cambiare la direzione delle politiche nazionali.

 In altre parole le “visioni” che stanno alla base delle buone pratiche devono diventare “programma e azione positiva di governo”, devono essere in grado di imporre l’agenda politica.

 Chiariamo da subito che non vogliamo in nessun modo ripercorrere strade già battute con poco successo da altri e tantomeno creare una ulteriore struttura “partitica” piramidale o gestita da un leader. Vogliamo creare una rete paritetica per raggiungere un preciso obiettivo.

 

2) A chi è rivolto il progetto

Il progetto é rivolto, ovviamente, a tutti/e i/le cittadini/e ed elettori/elettrici italiani/e e idealmente anche a tutti gli europei.

Per quanto riguarda l’Italia, la partecipazione attiva al progetto è possibile per coloro (persone ed organizzazioni) che:

  • Si riconoscono nei principi fondamentali della Costituzione e considerano una responsabilità del popolo la loro attuazione dopo decenni in cui si è tentato solo di distruggere e non di costruire.

  • Sono impegnati nella difesa della sovranità popolare come stabilito nell’Articolo 1 della Costituzione.

  • Sono attivamente impegnati – o intendono farlo a partire da oggi – nel rifiuto di ogni forma di violenza e di prevaricazione fisica e verbale.

  • Sono concordi nel ribadire che i principi di uguaglianza sociale, politica, giuridica richiedono contestualmente la giustizia di genere.

  • Al protagonismo dei leader preferiscono il protagonismo dei cittadini e delle cittadine.

 

Nello specifico, l’invito a prendere parte attiva al progetto è rivolto a quanti:

  • Siano impegnati in Italia e/o in Europa su progetti sociali, ambientali ed economici che abbiano come obiettivo il perseguimento del bene comune, della solidarietà, della equità.

  • Intendano il loro impegno come servizio al paese e non come mezzo per acquisire prestigiose posizioni in politica.

  • Non siano riconducibili in modo diretto, indiretto o mediato a partiti tradizionali, salvo eccezioni di manifesta rottura col partito di provenienza, supportata dalla storia pregressa che confermi la statura e la coerenza della persona e del politico.

  • Non intendano stringere a qualsiasi livello alleanze pre-elettorali con i partiti tradizionali (diverso è il caso invece delle alleanze in parlamento – da valutare di volta in volta – allo scopo di far approvare provvedimenti utili alla comunità).

  • Non abbiano collegamenti con sette segrete, organizzazioni che conducano attività non trasparenti e senza rendicontazione pubblica.

  • Non intendano chiudersi nel mero quanto pericoloso “tribalismo nazionalistico” che ha causato tante perdite umane per tanti secoli, ma perseguano invece la visione di una “Europa dei popoli”, una unione politica democratica orientata al bene comune nel rispetto degli altri popoli del mondo.

 

3) Nome e caratteristiche del progetto

Al momento– anche alla luce dell’incontro paritetico tra diversi gruppi tenutosi a Bologna il 9 maggio 2015 di cui questo documento è una sorta di ulteriore prodotto – come nome proponiamo CNAC ovvero Comitato Nazionale per l’Attuazione della Costituzione.

A titolo di considerazione generale per la scelta del nome riteniamo che esso debba:

  • essere evocativo di ciò che il programma del progetto prevede

  • non essere il nome di un ente già esistente al giorno d’oggi

In questa fase di emergenza democratica pensiamo che – anche alla luce del punto 6.1 – la struttura più idonea e accettabile da tutti sia quella di pensare al CNAC come a una rete di coordinamento “tra pari” per raggiungere obiettivi condivisi, primo tra tutti il ricambio della classe politica attualmente presente in parlamento. Il CNAC deve essere visto più come una “campagna” che come una struttura organizzata permanente (un partito).

 

4) Obiettivo generale

 Vogliamo creare una rete tra gruppi per uno scopo ben preciso: costituire un’organizzazione politica che dia voce a quanti/e non si sentono rappresentati/e dai partiti tradizionali e metta in rete il gran numero di entità che operano con passione per il bene comune ma che presi singolarmente non hanno la forza sufficiente per incidere politicamente.

Questa organizzazione politica è liberamente costituita, strutturata a rete e aperta a tutte le forze, le organizzazioni e gli enti territoriali che, indipendentemente dagli orientamenti politici (destra sinistra, centro ecc.) siano accomunati dal desiderio di coordinarsi per dare attuazione al progetto racchiuso nella Costituzione.

Il progetto si deve concretizzare – alla prossima scadenza elettorale – con l’invio in parlamento (senza vincolo di mandato come prescrive la nostra Costituzione) di persone oneste, competenti, credibili per storia personale, capaci.

Un’azione combinata, culturale e politica senza uguali, è quella che attende chi deciderà di partecipare a questa impresa:

  • da un lato, occorre riscoprire e far conoscere ai cittadini e alle cittadine il contenuto e il valore dei verbali della Costituente che rappresentano la base da cui la Costituzione ha preso vita,

  • dall’altro, occorre costruire proposte legislative o formulare interventi di modifica legislativa per riportare lo Stato sui binari del dettato costituzionale, binari dai quali evidentemente il nostro corpus legislativo si è da tempo allontanato.

Il Comitato di Liberazione Nazionale deve prendere energia da tutte le forze genuinamente disponibili: quindi deve concentrarsi, nell’immediato, su ciò che unisce senza dimenticare però che il rifiuto di qualsiasi forma di totalitarismo e il rifiuto di ogni rigurgito di nazionalismo sono elementi fondanti del CNAC.

Questo imperativo diventa tanto più forte quanto maggiore è la minaccia per i diritti, per la libertà, per la democrazia. Così fu per il primo Comitato di Liberazione Nazionale; così fu per la Assemblea Costituente che aveva, al suo interno, esponenti provenienti da tutte le “anime” del paese: dai democristiani ai popolari, dai repubblicani ai comunisti. Il fatto mirabile è che seppero lavorare insieme per il bene di tutta l’Italia.

 

5) I potenziali elettori

  • la grande area dell’astensionismo dove potrebbe rifiorire e radicarsi una nuova consapevolezza dell’azione sociale e della partecipazione politica.

  • una parte di coloro che hanno votato “turandosi il naso” o che votano un partito più per protesta o paura che per intima convinzione

 

6) Alcune questioni da affrontare in occasione della formazione del CNAC

6.1) Evitare la presunzione di “unicità” e l’impulso a “fagocitare”

In Italia ci sono tantissime organizzazioni esistenti e/o in formazione che si reputano “uniche, necessarie e migliori delle altre”: in generale queste organizzazioni non pensano a mettersi in rete, bensì sono convinte di poter inglobare gli altri. (“O con noi o nulla…”) Tutto ciò crea frammentazione e perdita di efficacia politica.

6.2) Superare il conflitto tra i “tempi” richiesti dalla politica e i tempi della “maturazione e decisione” dei gruppi

Un progetto come questo, ideato per “partecipare alle elezioni”, è strutturalmente impossibilitato a restare “indefinito e aperto” per molto tempo. Essere il più possibile “riconoscibili” da parte degli elettori implica che con un congruo anticipo si cominci a scegliere e a far conoscere un logo, un nome, uno slogan e un programma.

Tutto ciò si scontra purtroppo col fatto che ci sarà sempre “qualche gruppo” che “arriva dopo” e che vorrebbe procedure condivise. In questo documento si assume che gli enti che si trovano “ora” in questo processo opereranno per il bene comune e quindi redigeranno il progetto nel modo più efficace, trasparente e inclusivo possibile.

 Chi “verrà dopo” troverà una proposta già approvata e quindi definita, alla quale – per via della citata impossibilità di riaprire ogni volta le procedure (es. su scelta del nome, del logo, delle regole ecc.) potrà decidere di aderire oppure potrà decidere di organizzare un proprio processo costituente alla fine del quale, trovati la propria identità e i propri scopi, potrà stabilire se collaborare o meno.

 6.3) Essere disponibili ad abbandonare atteggiamenti autoreferenziali e da “possessori della verità”

Non è pensabile che le proposte di ciascun gruppo siano “onnicomprensive” e neanche che possano rappresentare tutte una “verità assoluta”. Soprattutto, non è ammissibile che il loro integrale recepimento in un progetto di collaborazione (questo come altri….) diventi la condizione per poter partecipare (“Se accettate questo, allora ci stiamo, altrimenti , ognuno per la sua strada,,,“). Sempre più spesso, ad esempio, si trovano organizzazioni che sostengono differenti teorie economiche. Ragionare insieme e confrontarsi per identificare i punti di convergenza e di incompatibilità è un buon modo per trovare obiettivi comuni su cui operare insieme.

6.4) Capire che mentre l’unione (d’intenti…) fa la forza, il contrario no!

L’ invito a mettersi in rete di questo documento non è del tipo “coalizziamoci per sfondare alle elezioni, poi si vedrà”: cercare prima i numeri e poi i valori rappresenta il tatticismo tipico di una politica che dobbiamo superare. Lo stesso vale per chi vuole i voti “pochi, maledetti e subito”, per chi si muove su una base temporale a breve termine o senza una visione sul futuro del paese.

 6.5) Riflettere sulle vere finalità degli statuti apparentemente “apartitici” delle Associazioni

Molte associazioni, di qualsiasi livello, quando si parla di politica attiva giustificano la loro non partecipazione trincerandosi dietro una frase del tipo “Lo statuto della nostra associazione è apartitico”. Se però si va a leggere lo statuto spesso si scopre che gli statuti richiedono di essere efficaci rispetto a particolari temi come ad esempio la tutela dell’ambiente, la giustizia, la tutela dei deboli. Perchè allora non ragionare circa la possibilità di cambiare strategia “trovando il modo” per collaborare con il CNAC allo scopo di mandare persone valide nei luoghi opportuni dove si potrebbero fare leggi più efficaci rispetto al perseguimento degli obiettivi statutari delle associazioni?

6.6) Riconoscere ed allontanare gli avventurieri, i mercenari, gli ambiziosi ed i cosiddetti “alpinisti della politica”.

Sbarrare la porta a questi individui è uno dei compiti che il CNAC deve porsi. Occorre impedire a coloro che, singolarmente o tramite “cordate”, tentano di “scalare” le strutture e le organizzazioni per perseguire l’unico obiettivo della loro esistenza: raggiungere le vette politiche che si sono prefissate anche a costo di danneggiare il paese. Essere genuinamente al servizio del paese è stato l’obiettivo che i Costituenti si sono dati accingendosi a creare la Costituzione: è arrivato il momento che questo sia un imperativo categorico per chi pensa di fare politica.

 6.7) Valutare se ed in che modo si sta puntando al bene comune, quanto si è “super partes”, quanto si sanno superare “gli steccati” e i “recinti”

Questa è una delle questioni più spinose all’interno dello scenario politico italiano.

Indipendentemente dalle caratteristiche di onestà, intransigenza, sensibilità e capacità di dialogo, si presentano ostacoli, a volte insormontabili, nel tentare di creare una discussione tra gruppi che si sentono investiti della “missione” di ricreare chi la sinistra, chi la destra, chi il centro-sinistra, chi il centro-destra etc…..

Il “divide et impera” è lo strumento più semplice e più comunemente usato da chi detiene il potere per mantenere il dominio.

Il mito del leader, dell’uomo solo al comando, è naturale in società ove vi sono profonde fratture e dove i partiti si radicalizzano attorno a battaglie per la supremazia politica perchè questa permette di accedere ai luoghi dove si spartiscono le ingenti risorse dello stato.

 6.8) Permettere la partecipazione effettiva di tutti i cittadini: non cadere nel tranello dell’apparente democrazia permessa dalla rete.

Il CNAC deve porsi il problema di come assicurare la partecipazione di tutti i cittadini alle scelte. Occorre individuare non solo ottimi programmi informatici per permettere di prendere decisioni nel modo più partecipato possibile, ma anche procedure che coinvolgano coloro che non hanno l’accesso alla rete permettendo loro di partecipare attivamente.

 

 7) L’ “attuazione della Costituzione” quale motivazione per unire i gruppi nel rispetto della loro identità

 Occorre un elemento forte, importante e sentito come imprescindibile, che possa servire da collante ideale per tenere insieme molti gruppi diversi. L’ “attuazione della Costituzione” può fungere da “filtro selettivo” in modo che i gruppi effettivamente motivati possano incontrarsi e lavorare insieme.

Più in generale il faro dell’attività politica è dato dalla centralità della persona e dalle sue esigenze per vivere serenamente nel rispetto degli altri (o meglio ancora “dei viventi”) e dei limiti del pianeta.

Nota Bene. Il CNAC non chiede una acritica difesa della Costituzione, ma la sua “intelligente” attuazione. Gli stessi costituenti avevano previsto la possibilità di modificare alcune parti di essa per armonizzarla con le necessità della nazione.

 

8) Aspetti organizzativi per raggiungere l’obiettivo

Il CNAC con le caratteristiche citate non può e non deve avere leader, né un capo. Potrà certamente vantare la presenza di personaggi di indubbio valore, magari di “saggi” o di “testimonial”, ma mai un capo. Si tratta di una rivoluzione copernicana: quella messa in atto da un popolo che si preoccupa di definire e attuare la propria storia, con spirito democratico, solidale, tollerante.

Come aspetti organizzativi suggeriamo:

Adesione ufficiale (come singolo o, cumulativamente, attraverso la organizzazione di cui si fa parte) al “CNAC” presentato in questo documento; l’adesione non implica di dover diminuire l’impegno per il proprio gruppo di appartenenza la cui esistenza e il cui buon funzionamento costituisce invece una ricchezza per tutti. Gli enti/gruppi che aderiscono devono impegnarsi ad affiancare il logo del CNAC al proprio, per far capire pubblicamente che condividono l’obiettivo del CNAC. L’adesione di gruppo deve prevedere l’adesione al CNAC dei singoli appartenenti: è questo che conta se ci dovessero essere momenti in cui si dovesse conteggiare il peso dei singoli gruppi.

  1. Libertà di adesione o meno alle singole iniziative. Data la prevedibile eterogeneità e il diverso grado di vicinanza all’agire politico dei gruppi aderenti, la modalità di lavoro è la seguente: si lavora su ciò che unisce e si continua a discutere su ciò che divide. In questo modo non si rinvia tutto al “grande accordo generale” che spesso non arriva mai e invece, da subito, si riesce a fare qualche cosa di utile insieme, cominciando così a conoscersi meglio.
  2. L’adesione implica la partecipazione attiva alle discussioni relative alle iniziative (campagne, proposte), dando poi la propria accettazione o meno della singola iniziativa. Un gruppo che accetta si impegna, con la sua organizzazione territoriale, a partecipare all’attuazione dell’iniziativa. Se non si condivide un’iniziativa, è utile indicare in cosa non si è d’accordo, in quanto è utile analizzare le questioni da molteplici punti di vista, proprio per non cadere nuovamente vittime di una delle “questioni” precedentemente descritte. Tutte le iniziative, in questo modo, potrebbero essere arricchite dal contributo di tutti e diventare quindi, “patrimonio intellettuale e politico comune”. Quasi tutti/e gli/le interessati/e al rinnovamento della politica hanno partecipato a campagne referendarie e/o a iniziative pubbliche (es. referendum sull’acqua pubblica, sull’energia nucleare, sul “Lodo Alfano”, campagna TTIP, ecc. ), quindi è verosimile pensare che il CNAC organizzi senza troppe difficoltà iniziative valide che siano anche utili per acquisire consenso in vista della più ampia e impegnativa “Campagna per il rinnovo del parlamento”. In questa fase storica, il fatto di cominciare a fare politica insieme e di mandare persone credibili e competenti in parlamento può già essere un notevole passo avanti.

  3. La “rete” deve essere fatta con il cuore e con l’intelligenza, prima ancora che con la tecnologia, perchè non c’è tecnologia che tenga se mancano idee, principi e, soprattutto, una visione.

  4. In generale il CNAC dovrebbe puntare sempre al lavoro di “squadra”, al “lavoro collettivo” evitando di concentrare l’attenzione su “leader” o “presidenti”. In questo senso i comunicati del CNAC avranno come soggetto il CNAC e non una persona specifica (es. Il CNAC afferma che…). Diverso è il caso dei testimonial del CNAC che ovviamente devono essere citati con i loro nomi.

Il CNAC, per operare come “campagna”, deve essere dotato di:

  • un gruppo di coordinamento (con il compito di coordinare il lavoro che si è pianificato e condiviso insieme e di curare la comunicazione) che deve ruotare nel tempo, dando modo alle persone di capire cosa significa operare e quali difficoltà comporta il coordinamento;

  • più gruppi tematici con uno o più referenti responsabili del loro funzionamento allo scopo di essere presenti su temi importanti quali ad esempio l’economia e il debito pubblico, il riequilibrio ambientale, la creazione di lavoro sostenibile, il problema di genere, la riforma fiscale ecc.

  • nodi locali” costituiti da persone che i gruppi aderenti possono fornire;

  • un comitato di garanti con l’unico compito di far rispettare i regolamenti, soprattutto in occasione della definizione delle liste elettorali e in caso di evidente incoerenza con le finalità e lo spirito del progetto;

  • una carta di intenti, uno statuto ed un codice etico, che caratterizzino la “Campagna CNAC” e siano ridotti all’osso snelli, chiari, efficaci e facilmente applicabili (i regolamenti troppo complessi diventano inapplicabili)

  • regole da adottare in occasione delle elezioni; come formarle in modo condiviso, requisiti per le candidature, impegni comportamentali degli eletti da stabilire molto prima delle elezioni (es. rinuncia a parte del proprio stipendio, ai privilegi, ecc.) ecc.

 

9) Le regole indispensabili per evitare il ritorno alla vecchia politica

Pensiamo che un buon numero di cittadine e di cittadini possano tornare ad attivarsi con entusiasmo in prima persona e a votare solo se avranno la certezza di poter eleggere persone competenti, pulite e credibili.

Il progetto sarà effettivamente “nuovo” se sarà caratterizzato dalle seguenti regole:

1) Numero dei mandati limitato (a questo proposito intendiamo studiare quali “ammortizzatori sociali” sobri e socialmente accettabili siano necessari in caso di disoccupazione dopo il mandato: una delle soluzioni è che i parlamentari uscenti facciano da docenti in apposite scuole per formare nuovi politici. Il CNAC non cerca “politici-martiri”, ma persone che si prestano alla politica per passione e per l’ interesse / soddisfazione “personale” di veder funzionare bene lo Stato

2) Revisione al ribasso degli emolumenti: un politico non può guadagnare in un mese quello che un operaio guadagna in un anno.

3) Eliminazione dei privilegi (il politico deve essere un cittadino tra i cittadini)

4) Nomina dei candidati attraverso elezioni primarie aperte anche a associazioni, comitati, gruppi ecc. legate ai territori di riferimento. I candidati devono avere alle spalle una storia di impegno personale che dimostri la loro credibilità, competenza e “generosità sociale”.

5) Adozione della democrazia diretta (tutti gli aderenti al progetto devono disporre di strumenti statutari per mettere in discussione l’operato dei rappresentanti interni e dei componenti delle strutture di coordinamento, per revocare i mandati, per proporre / abrogare iniziative/decisioni dei gruppi di coordinamento a qualsiasi livello). Esistenza di procedure di garanzia per le procedure sanzionatorie (es. espulsione).

6) Trasparenza contabile e gestionale

7) Indipendenza dai partiti tradizionali

8) Non candidabilità di politici che siano riconoscibili come rappresentanti di partiti tradizionali salvo eccezioni di manifesta rottura dal partito di provenienza, supportata dalla storia pregressa che confermi la statura e la coerenza della persona e del politico. Tali ammissioni dovranno comunque essere decise unicamente dalle Assemblee nazionali del progetto.

 

10) Possibili punti di programma

E’ chiaro che per una buona campagna in occasione di prossime elezioni occorre avere avere un programma da proporre ed attuare se il CNAC entrasse in parlamento.

Questi sono possibili “Punti di programma” (integrabili/cassabili da voi che leggete!) su cui si può ragionare per individuare quelli più condivisi.

  1. difesa dei beni comuni dalla privatizzazione, inalienabilità dei beni comuni

  2. contenimento della finanziariarizzazione dell’economia e dei suoi effetti negativi sulle persone e le istituzioni dello stato

  3. riappropriazione da parte dello Stato della Banca d’Italia e istituzione di banche pubbliche locali, riforma della Cassa Depositi e Prestiti a pieno vantaggio delle politiche virtuose degli Enti Locali, intervento sul debito pubblico richiedendo immediatamente l’audit del debito stesso. Divisione tra banche di investimento e banche commerciali

  4. politica delle piccole opere diffuse anziché delle attuali grandi opere inutili, ovvero ridefinizione del concetto di “grandi opere” come quelle opere a vantaggio reale della popolazione, opere capaci di rispettare l’ambiente e il territorio, le risorse locali, la storia e le tradizioni, le possibilità di innovazione, promuovendo l’economia locale e nazionale e l’occupazione attraverso iniziative come: il riassetto idro-geologico dei territori, la salvaguardia boschiva e il ripopolamento, il rilancio di una agricoltura di qualità (biologica e a filiera corta), recupero e valorizzazione dei centri storici e del patrimonio artistico e culturale, ecc.

  5. Iniziative per l’eliminazione della discriminazione di genere

  6. promozione della scuola, sanità, trasporti pubblici, diritto allo studio

  7. ricerca di base ed applicata in armonia con la vita e i viventi del nostro pianeta,

  8. promozione dell’economia solidale e delle filiere corte,

  9. legge sul conflitto di interessi, legge per regolamentare i partiti

  10. riforma della giustizia con semplificazione della selva legislativa che rende incerto il diritto e riduzione dei tempi per ottenere giustizia,

  11. riforma fiscale basata su criteri di equità, solidarietà, progressività, giustizia secondo il dettato dell’art.53 della Costituzione con tassazione per tutti i soggetti basata sulla effettiva capacità contributiva ( =reddito – spese per la vita dignitosa propria e della propria famiglia) e sulla progressività, con cancellazione dell’IRAP e, con essa, di tutti i regimi forfettari ed induttivi (cedolari, studi di settore) mediante l’adozione di un unico regime fiscale per tutti ( equo, progressivo, solidale);

  12. legge contro la corruzione,

  13. ritorno alla meritocrazia per l’accesso alle cariche pubbliche, eliminazione della partitocrazia che infesta ogni aspetto della vita pubblica e a livello di pubblica amministrazione non premia i migliori e genera sprechi

  14. riconversione ecologica dell’economia, riqualificazione energetica e/o antisismica del patrimonio edilizio italiano, messa in sicurezza delle scuole

  15. creazione di posti di lavoro sulla base della vera ricchezza italiana che é data dal clima, dal paesaggio, dal patrimonio culturale, dalla creatività, dal cibo di qualità, dalla grande disponibilità di energie alternative (es. solare), dall’industria di qualità

  16. savaguardia dei diritti di chi va in pensione, per la cassazione del regime contributivo a favore di quello retributivo

  17. definizione di una forma di reddito minimo garantito ai sensi dell’Art. 38 Cost “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”.

  18. tutela delle piccole e medie imprese e difesa dei diritti dei lavoratori

  19. legge per il terzo settore e per il cooperativismo per facilitarne la diffusione ed evitare gli abusi

  20. legge per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e per permettere il reinserimento a quanti ne siano stati espulsi.

  21. tutela della maternità e della paternità e dei primi anni di vita del bambino/a

  22. proposte per la messa a punto di strumenti più efficaci sia per la difesa della Costituzione (ad es. maggiori prerogative per la Corte Costituzionale in tema di controllo ) che per la sua attuazione attraverso la introduzione di specifici strumenti democratici (es. referendum propositivi indirizzati alla sua attuazione)

  23. legge elettorale rispettosa dei cittadini e della Costituzione e messa in atto di procedure che garantiscano la governabilità

  24. attuazione di un sistema per la valutazione degli effetti reali delle leggi adottate

  25. introduzione della contabilità economica ed analitica nella contabilità pubblica;

  26. Costruzione di una Europa dei cittadini/e che sia al di sopra della finanza e dei “mercati”

  27. migranti e accoglienza nel rispetto delle popolazioni che “ospitano” unite a progetti per creare attività economiche solidali e sostenibili nei territori di provenienza dei flussi migratori

 

11) Proposta di piano di lavoro

(da valutare insieme per definire scadenze, incontri futuri, eventuale formazione di gruppi di lavoro)

Riteniamo di fondamentale importanza – basta che il numero iniziale di aderenti al CNAC sia almeno superiore a 20 gruppi – iniziare subito a individuare insieme attività concrete che prevedano l’incontro “fisico” con i cittadini, il dialogo nelle piazze. Non si deve pensare che internet esaurisca le necessità informative inoltre occorre testare la reale capacità operativa del CNAC.

 Occorre quindi fare un censimento di quante persone ciascun ente aderente può realmente mobilitare per una azione in piazza e farne la mappatura per sapere dove potremmo essere presenti in Italia.

Gli enti aderenti iniziali stabiliranno per quanto tempo il progetto resterà aperto allo scopo di trovare nuovi gruppi interessati. Terminata la fase “aperta” con gli enti trovati si definirà il nome e il logo definitivo. Detto logo dovrà essere affiancato ai loghi dei partecipanti (presenti e futuri) per far sapere che esiste una rete per fare politica in modo nuovo.

Fondamentale è individuare subito iniziative che affrontino bisogni immediati e importanti dei cittadini. Es. il posto di lavoro, la disponibilità di mezzi pubblici efficienti, la qualità del cibo, la sanità e la scuola pubbliche, le discriminazioni di genere, la non privatizzazione dei beni comuni, la riforma fiscale per rendere progressivo il pagamento delle tasse, il diritto alla casa, gli immigrati. Tutte le attività dovrebbero prevedere l’obiettivo collaterale della ricostruzione del senso di cittadinanza basato sulla conoscenza della Costituzione. In altre parole ogni occasione di contatto con i cittadini dovrebbe essere sfruttata per stimolarli a diventare cittadini/e coscienti dei loro diritti e doveri.

Per quanto riguarda la diffusione della conoscenza della Costituzione si può pensare che ogni ente aderente in base alle sue specificità scelga particolari articoli e faccia incontri su quelli. Ad esempio i gruppi nonviolenti potrebbero organizzare incontri sull’art. 11 e sulla difesa nonviolenta, le associazioni ambientaliste potrebbero organizzare incontri sugli articoli riguardanti il paesaggio e su come difenderlo ecc.

Parallelamente a queste iniziative si deve lavorare sulla parte organizzativa in modo da formare l’organizzazione e le regole che servono per presentare sotto il logo comune le liste di candidati da mandare in parlamento.

Occorre fissare una data a settembre per incontrarsi fisicamente e mettere a punto questa proposta e sfruttare il periodo luglio agosto per trovare interessati.

 12) Le possibili aree generali di lavoro

 attuazione della Costituzione con particolare riferimento all’art.53 che è la colonna economica per l’attuazione degli aspetti di promozione sociale e di solidarietà

legalità e lotta alla corruzione

difesa del territorio, dell’ambiente e del patrimonio italiano (cultura, arte, paesaggio, piccole e medie imprese, agricoltura e turismo eco compatibili, creatività, cibo)

coscienza dei limiti del nostro Pianeta e conseguente necessità della riconversione ecologica dell’economia

difesa del lavoro, in tutte le sue espressioni, quale valore di riferimento per il riconoscimento e l’inclusione sociale, per il riconoscimento e il rispetto della dignità individuale di ogni cittadina/o

lotta alla finanza speculativa e alle sue degenerazioni

– superamento del problema di genere

– ascolto e coinvolgimento dei giovani su iniziative di loro interesse dato che sono il nostro futuro. Loro partecipazione attiva e alla pari al progetto politico, senza “sfruttamenti” di sorta.

integrazione della democrazia rappresentativa con la democrazia diretta ritenuta strumento indispensabile per giungere ad una democrazia “matura”.

 

12.1) AREE DI LAVORO COMUNE su cui fare campagne da subito per renderci visibili, mentre si discute di logo, regolamenti ecc.

Quanto segue è il risultato del lavoro effettuato a Bologna il 9 maggio da un gruppo di enti (che elenchiamo in calce) che si sono confrontati pariteticamente sul tema del CNAC per capire come aumentare l’efficacia politica.

  1. diffusione della conoscenza della Costituzione come base per una vita migliore dei cittadini e, in particolare, dell’articolo 53.

  2. diffusione della conoscenza degli strumenti di democrazia diretta a livello locale

  3. diffusione dei casi di successo che hanno permesso la creazione di lavoro nell’ambito della sostenibilità (es. filiere biologiche corte),

  4. sostegno alle campagne esistenti per la separazione tra banche commerciali e banche di investimento

  5. sostegno alle iniziative sul tema di genere in linea con la risoluzione del parlamento europeo che ha definito la prostituzione come una violazione dei diritti umani e lotta alla pubblicità sessista in contrasto con l’art. 41 della Costituzione

  6. iniziative contro l’Italicum e per una migliore legge elettorale che preveda tra l’altro un accesso paritetico per tutti i candidati ai mezzi di informazione di massa

 

13) Strumenti di lavoro

In generale devono essere in linea con la nonviolenza

  1. Cambiamento personale (es. è inutile lavorare per chiedere la separazione tra banche di investimento e banche commerciali, se abbiamo il nostro conto corrente su una banca che fa commercio di armi o speculazione finanziaria; lo stesso dicasi per l’approvvigionamento di energia o di cibo)

  2. Contatto diretto con le persone (es. tramite banchetti, partecipazione ad incontri ecc.)

  3. Boicottaggio, spesa critica , “voto con il portafoglio”

  4. Rete internet

  5. Volantinaggio sincronizzato (tutti i gruppi del CNAC nel giro di 10 giorni distribuiscono nei loro territori un volantino su un tema specifico; es. riforma fiscale secondo art. 53, TTIP, Italicum ecc.)

  6. Iniziative comuni, più o meno complesse, su temi specifici: es. per far conoscere la Costituzione ai cittadini/alle e i benefici che potrebbe portare loro se attuata

  7. Incontri di formazione / incontri pubblici

 In generale – per questo progetto – pensiamo che sia meglio non fare affidamento sui media tradizionali perchè il progetto del CNAC non godrà del favore di chi detiene da decenni il potere!

14) La magnanimità

Una grande percentuale di italiani a tutti i livelli e di ogni provenienza sociale ha responsabilità rispetto alla situazione in cui si trova oggi il paese.

Senza rinunciare alla chiarezza della visione e dell’obiettivo da perseguire e anzi proprio per questo, il CNAC ritiene che ci si debba porre il problema di come favorire la transizione “morbida” verso uno stato meglio amministrato e moderno.

Ognuno di noi ha delle responsabilità sia per lo stato in cui ci troviamo, sia rispetto all’individuazione e attuazione del progetto per uscirne. Rimbocchiamoci le maniche!

 

Il 9 maggio all’Assemblea indetta da Lista Civica Italiana e dove si è discusso della prima proposta del progetto qui esposto. Hanno manifestato interesse a collaborare al progetto del CNAC:

 

  • Associazione ADUSA,

  • Associazione Articolo 53,

  • Associazione Buonsenso e Legalita’,

  • Associazione Italia Vera,

  • Associazione Scaricare Tutto Tutti,

  • Azione Civica,

  • Candidati senza voce,

  • Libertà di Movimento – Sardegna,

  • Lista Civica Italiana,

  • Partito Umanista,

  • Prima le Persone,

  • ORA”,

  • Trentino Punto a capo.

Sono disponibili a collaborare su singole iniziative Movisol, Resistenza Femminista.

 

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