Pubblichiamo di seguito un pungente comunicato della Fondazione Commercialisti Italiani sulla “semplificazione fiscale” una delle tante parole stra-abusate della nostra classe politica. Leggetelo e diffondetelo! Grazie.

La semplificazione fiscale sarebbe una bella canzone. Così bella che potrebbe vincere il Festival. Ed è un vero peccato che le parole da cui è composta non siano mai state messe sul pentagramma da un valido musicista. L’argomento è a tal punto importante che i Governi succedutisi alla guida del Paese negli ultimi venti anni, si sono sentiti in dovere, a suon di promesse, di assicurare la semplificazione e la riduzione degli adempimenti. Ma, fra tanti parolieri, nessun musicista: la canzone resta incompiuta e le scadenze non solo non diminuiscono ma aumentano. Sono ormai migliaia le leggi fiscali italiane. E fra leggi normali, leggi di un solo articolo con centinaia di commi, decreti attuativi tardivi o non emanati neppure in costanza di legge, decreti ministeriali, decreti legge modificati durante la conversione, provvedimenti, circolari, risoluzioni, interpelli, dottrina, giurisprudenza, interpretazioni, finanziarie e stabilità varie, la parola caos diventa un semplice eufemismo.

E’ proprio il caso di dire che la chiarezza, le semplicità e la certezza, in campo legislativo sono parole sconosciute, perse come sono in un labirinto normativo che farebbe invidia a Dedalo.

La prassi normativa, per esempio, imposta da leggi insipienti, è sconfinata.

Le Circolari dell’Agenzia delle Entrate, emanate nel 2016 sono state 45. Furono: 38 nel 2015; 32 nel 2014; 39 nel 2013; 49 nel 2012; 54 nel 2011; 61 nel 2010; 58 nel 2009; 62 nel 2008; 75 nel 2007; 37 nel 2006.

Le Risoluzioni invece, ammontano a 123 nel 2016; 107 nel 2015; 119 nel 2014; 101 nel 2013; 114 nel 2012; 132 nel 2011; 143 nel 2010, 287 nel 2009, 482 del 2008, 395 nel 2007 e 149 nel 2006.

In totale la prassi amministrativa conta 2.702 documenti in undici anni, quasi 250 l’anno!

Ponderare su questi numeri non sarebbe inutile, giacché se è vero come è vero che la giusta burocrazia è quella che non rende schiavi, nel nostro Paese esiste uno schiavismo preoccupante.

Per capire quanto siano eccessive le scadenze, è sufficiente visitare il sito dell’Agenzia delle Entrate dove, nella sezione Strumenti, si trova lo scadenzario. Ci si accorge, per esempio, che le scadenze del mese di gennaio 2017 sono racchiuse in 47 pagine.

Nel 2016 le pagine erano 30. L’aumento è pari al 56,67% solo nel mese di Gennaio!

Nell’intero anno 2016 invece, erano contenute in 1.058 pagine!

Nel 2015 le pagine erano 801, mentre erano 869 nel 2014 e 920 nel 2013. Non servono commenti.

Più volte nelle disposizioni legislative è stata prevista l’introduzione di semplificazioni al fine di ridurre il peso della burocrazia. Spesso però, dopo un iniziale intervento in tal senso, sono state introdotte nuove e più complicate disposizioni. Vogliamo, per finire, fare una riflessione: quando il marasma burocratico era inesistente e le scadenze erano poche decine in tutto l’anno, si urlava e si inveiva contro l’evasione fiscale. Esattamente come oggi. Ma allora, si chiede il cittadino comune: a cosa servono la burocrazia, i moduli e gli adempimenti?

Livorno, 09.02.2017 FONDAZIONE COMMERCIALISTITALIANI Michele Cinini

Cerca