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In occasione di Eirenefest, il festival del libro sulla pace e la nonviolenza, Lista Civica Italiana ha organizzato un evento (La via per la pace passa da “Una Costituzione per la Terra”) per parlare della riforma dell’ONU, argomento trattato in una sessione della recente Civil Society Conference di Nairobi del 9 e 10 maggio.

Relatore principale dell’evento a Roma è stato il prof. Luigi Ferrajoli (*) che nel 2022 ha pubblicato il libro “Per una Costituzione della Terra” (Feltrinelli Editore) e ora ne ha fatto una sintesi di 50 pagine per poter diffondere più facilmente la sua proposta in tutte le nazioni del mondo. Il prof. Ferrajoli pensa infatti che questa iniziativa debbe essere sostenuta dal basso, soprattutto dagli stati meno forti. LCI, che ha partecipato alla riunione ONU di Nairobi, ha constatato che è in atto la riforma della carta dell’ONU e quindi sarà impegnata a promuovere in Italia le attività per coinvolgere la società civile in questo importante percorso che punta ad una ONU più democratica e trasversale. E’ il caso di sottolineare che tutte le utilissime attività svolte da migliaia di enti e gruppi nel mondo perdono significato se dovesse scoppiare una guerra (magari nucleare!): è quindi è indispensabile che esista un ente sovranazionale in grado di trovare soluzioni pacifiche. Chi fosse interessato a fare dell’Italia una nazione trainante scriva a info@listacivicaitaliana.org.

Chi può aiutare per la traduzione del testo di 50 pagine e/o alla sua diffusione ci scriva.

Sono già disponibili le versioni in tedesco, spagnolo e inglese. Tutte le altre lingue (francese, arabo, swahili, portoghese, cinese, ecc.) sono benvenute!

Ecco l’intervista.

1) Quali sono i motivi che la inducono a proporre una Costituzione per la Terra?

Ci sono problemi globali che non fanno parte dell’agenda politica dei governi nazionali, benché dalla loro soluzione dipenda la sopravvivenza dell’umanità. Il primo e più grave problema è il pericolo di una guerra nucleare. Da qualche mese i governanti europei parlano serenamente e irresponsabilmente di un necessario riarmo dell’Europa, della necessità che l’Ucraina faccia uso degli armamenti Nato contro il territorio russo e di un possibile scontro tra Europa e Russia, che ovviamente potrebbe degenerare in una guerra nucleare e nella devastazione dell’intera Europa. Stanno parlando, in breve, dell’apocalisse, attraverso minacce e contro-minacce come in una partita di poker la cui posta in gioco è la nostra sopravvivenza. C’è poi il riscaldamento climatico che cresce ogni anno rendendo parti crescenti della Terra inabitabili, la crescita delle disuguaglianze, la fame nel mondo, la svalutazione e lo sfruttamento globale del lavoro, il dramma dei migranti

Nessuno di questi problemi può essere affrontato dalle politiche nazionali, inerti e impotenti perché ancorate agli spazi ristretti delle circoscrizioni elettorali e ai tempi brevi delle elezioni e dei sondaggi. La sola, effettiva garanzia della pace è il disarmo globale e totale, cioè il divieto come crimini della produzione, del commercio e della detenzione di armi, che sono corresponsabili di ogni guerra, di ogni atto di terrorismo e di ogni assassinio che avvengono nel mondo. Pace, uguaglianza e diritti fondamentali promessi dalle tante carte dei diritti sono rimasti sulla carta, per la grande maggioranza del genere umano, quali promesse non mantenute per la totale mancanza di adeguate garanzie e istituzioni globali di garanzia.

La sola alternativa a queste catastrofi è l’espansione oltre lo Stato del costituzionalismo rigido. E’ infatti certo che 8 miliardi di persone, 196 Stati sovrani, nove dei quali dotati di armamenti nucleari, un anarco-capitalismo vorace e predatorio e un sistema industriale ecologicamente insostenibile non possono a lungo sopravvivere senza mettere in pericolo l’abitabilità del pianeta e la stessa sopravvivenza dell’umanità. E’ questo un dato di fatto, che impone un salto di civiltà, cioè una riforma dell’Onu tramite l’espansione del costituzionalismo oltre lo Stato, all’altezza dei poteri globali da cui provengono le minacce al nostro futuro: una Costituzione della Terra, appunto, quale costituzione rigida, sopraordinata agli Stati, che istituisca un demanio planetario dei beni comuni della natura, la messa al bando delle armi, funzioni globali di garanzia dei diritti umani – cioè servizi sanitari e scolastici globali e l’alimentazione di base per tutti – e un fisco globale realmente progressivo.

2) Quali potrebbero essere i passi per arrivare ad attuarla? Ci sono già stati tentativi in questo senso?

Ci sono state molte proposte di costituzioni globali. Ma tutte si sono limitate a ripetere le enunciazioni di principio – la pace, l’uguaglianza, i diritti – e magari a integrarle con muove affermazioni di principio. La novità del nostro progetto consiste nell’introduzione di garanzie e di istituzioni di garanzia idonee a realizzare effettivamente i principi proclamati. Pace, uguaglianza e diritti umani sono aspettative passive, che implicano e impongono i doveri corrispondenti: il divieto come crimini della produzione e del commercio di tutte le armi, un demanio planetario a tutela dei beni vitali, dall’acqua potabile all’aria, alle grandi foreste e ai grandi ghiacciai, la creazione, infine, di istituzioni sanitarie, scolastiche e di sussistenza globali in grado di garantire a tutti gli esseri umani i diritti alla salute, all’istruzione e alla sopravvivenza. Oggi i beni demaniali, in Italia ma anche negli altri paesi, sono previsti dal codice civile, che è una legge ordinaria, ed è stato quindi possibile, con un’altra legge ordinaria, sdemanializzare e privatizzare taluni di loro, come per esempio l’acqua delle sorgenti e le ferrovie. Solo prevedendo il loro statuto di beni demaniali in una Costituzione della Terra dotata di rigidità, essi possono essere sottratti al mercato e alla disponibilità della politica.

3) Quali sono i possibili alleati?

Tutte le persone che riusciremo a coinvolgere, diffondendo il nostro progetto e sollecitando emendamenti, integrazioni in grado di trasformarlo in un processo costituente dal basso. La prospettiva di unificazione del genere umano sulla base dell’uguaglianza e della pace – che del resto sono promesse non mantenute già formulate nelle tante carte dei diritti umani e nella carta dell’Onu, ma sistematicamente violate – è letteralmente nell’interesse di tutti. Naturalmente essa è destinata a incontrare ostacoli potentissimi: nella miopia del ceto politico, interessato a mantenere i propri piccoli poteri e privilegi, e negli interessi, parimenti miopi perché non vedono il futuro, dei grandi poteri economici e finanziari. Ma di fronte alle sfide e alle minacce che accomunano tutti, poveri e ricchi, deboli e forti il risveglio della ragione, prima o poi – speriamo prima di qualche grande catastrofe, che farebbe impallidire le tragedie del Novecento – è inevitabile. La Terra, dice un vecchio slogan, è per tutti il solo pianeta che abbiamo. Siamo tutti sulla stessa barca, e dobbiamo essere consapevoli che la presenza sulla Terra dell’umanità è un fenomeno effimero, che può cessare e probabilmente cesserà se non ci sarà un cambiamento di rotta. La forza e la novità del salto di civiltà qui prospettato consistono nell’idoneità di una Costituzione della Terra, diversamente da qualunque altro progetto rivoluzionario del passato, a realizzare l’interesse di tutti, ricchi e poveri, deboli e forti, potenti ed emarginati, non essendo contro nessuno ma a beneficio di tutti.

4) Cosa direbbe ai giovani e alle giovani che vivono sulla Terra adesso?

Direi che, come sempre, il futuro è dei giovani. Ma oggi, diversamente da qualunque altro momento del passato, l’esistenza stessa del futuro dipende dai giovani. Oggi moltissimi giovani si stanno mobilitando in difesa della pace e dell’ambiente. Dirò loro che non basta protestare, cioè denunciare ciò che tutti sanno: il carattere irreversibile del riscaldamento climatico e di un’ecatombe nucleare e la crescita delle disuguaglianze e delle povertà con il loro seguito di terrorismi, fondamentalismi e criminalità organizzata. E’ soprattutto necessario indicare che un’alternativa al suicidio dell’umanità esiste: è l’attuazione dei principi già stabiliti in tante carte internazionali con l’introduzione di idonee garanzie della loro effettività. Senza la garanzia del disarmo globale le guerre continueranno. Mentre saranno rese impossibili dalla messa al bando delle armi, dato che non si potranno fare guerre con i veleni o con i coltelli da cucina. In breve, i giovani, oltre a denunciare le catastrofi in atto, devono rivendicare risposte alla loro altezza. E l’unica risposta alla loro altezza è la rifondazione dell’Onu sulla base di una Costituzione della Terra, rigidamente sopraordinata a qualunque altra fonte, che imponga la costruzione di adeguate garanzie e istituzioni istituzioni di garanzia.

(*) Luigi Ferrajoli è professore emerito di Filosofia del diritto nell’Università di Roma Tre. Ha scritto numerosi libri e saggi in tema di filosofia del diritto penale, teoria generale del diritto, metodologia giuridica, giurisdizione, diritti fondamentali e democrazia costituzionale. Tra i suoi libri, tradotti in più lingue: Diritto e ragione. Teoria del garantismo penale (1989) e Principia iuris. Teoria del diritto e della democrazia, 3 voll. (2007), editi entrambi in più edizioni da Laterza. I suoi libri più recenti sono: Manifesto per l’uguaglianza, Laterza, Roma-Bari 2019; La costruzione della democrazia. Teoria del garantismo costituzionale, Laterza, Roma-Bari 2021; Perché una Costituzione della Terra?, Giappichelli, Torino 2021; Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio, Feltrinelli, Milano 2022; Giustizia e politica. Crisi e rifondazione del garantismo penale, Laterza, Roma-Bari 2024. Ha ricevuto lauree honoris causa da numerose università: in Argentina, in Brasile, in Cile, in Colombia, in Ecuador, in Messico, in Perù, in Spagna e in Uruguay.

Sin dalla fine degli anni Settanta ha partecipato a molte battaglie civili, scrivendo articoli su giornali e riviste, in particolare sul quotidiano il manifesto, tenendo conferenze e partecipando a innumerevoli dibattiti e convegni.

Ha partecipato, in qualità di componente del collegio giudicante, a numerose sessioni del c.d. “Tribunale permanente dei popoli (TPP)“, tribunale d’opinione esplicitamente concepito e praticato come tribunale supplente di una giurisdizione internazionale mancante. E’ tra i fondatori di Costituente Terra

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