Il recente atto dell’amministrazione americana nei confronti del Venezuela, che LCI condanna perché privo come minimo dell’autorizzazione dell’ONU, nasconde aspetti importanti che la cultura politica dominante, di qualsiasi colore politico, non considera. Tramite l’analisi delle forme della politica si ottengono interessanti elementi di comprensione che portano alla urgente necessità di aggiornare le forme con cui è organizzata la politica in Italia e nel mondo.
Innanzi tutto, per poter capire sotto una nuova luce ciò che sta succedendo, occorre analizzare un periodo storico molto ampio, che parte da ben 2800 anni fa se si considera la cacciata dei re da Atene. Ci scusiamo sin d’ora per alcune drastiche semplificazioni che dobbiamo adottare per poter esporre solo i concetti fondamentali del percorso storico.
Tutta la cultura politica attuale, per uno scherzo terribile della storia, è permeata dal pensiero del grande filosofo Aristotele (quarto secolo avanti Cristo) che sintetizzò nei suoi scritti tutti i pregiudizi della sua epoca (es. il patriarcato, l’inferiorità della donna, la schiavitù ecc.) trasmettendoli all’epoca moderna. In particolare ha intuito che la politica è una attività umana importantissima affermando però che è una caratteristica naturale dell’uomo “ben fatto” (l’uomo animale politico) e aggiungendo che la finalità della politica è il bene. Questa ultima affermazione è una trappola intellettuale terribile perché toglie alla politica il suo valore intrinseco e la sposta nel campo etico. Aristotele distrugge così la politica nel momento in cui la riconosce teoricamente.
Purtroppo oggi tutti i pregiudizi aristotelici sono ancora attivi e regolano il mondo attuale contribuendo a creare assurdità quali la morte in guerra di centinaia di migliaia di giovani o il genocidio di Gaza.
I romani, (500 anni prima di Cristo, 2500 anni fa!) avevano capito che il senso profondo della politica è quello di confinare il potere e di permettere, grazie al confronto tra portatori di visioni e interessi diversi, di trovare un accordo senza ricorrere alla violenza: da ciò emerge che la politica ha nel suo DNA il dialogo tra popoli e la negazione della guerra.
Avevano quindi superato l’epoca dei re ed erano entrati nel periodo repubblicano in cui la gestione della società era affidata a due consoli che avevano un grande potere ma che potevano governare solo per un anno (temporizzazione del potere) e decidendo collegialmente. Purtroppo, queste innovazioni in campo politico non sono state codificate e quindi dopo 400 anni, con l’affermazione del pensiero aristotelico, la cultura politica ha preso la strada dell’etica (fare il bene) e ha dimenticato l’approccio pragmatico del confinamento del potere: qualche tempo dopo anche Roma entra nella fase imperiale. Poiché la forma politica repubblicana non è stata codificata, con l’arrivo dell’impero, “evapora” e restano solo gli scritti di Aristotele.
In seguito San Tommaso d’Aquino (1224- 1275), uno dei pilastri teologici della Chiesa cattolica, ha permeato tutto il mondo cristiano del pensiero aristotelico. Quest’ultimo è quindi diventato un punto di riferimento culturale che ha influenzato grandemente il modo di fare politica degli stati moderni.
Oggi, a 2.400 anni di distanza, questo modo di pensare, apparentemente ovvio e condivisibile, sta portando l’umanità nel baratro a causa di crisi sistemiche come le guerre o a causa dell’incapacità di affrontare e risolvere in tempi adeguati fenomeni come il cambiamento climatico.
In sostanza il pensiero aristotelico ha indotto l’occidente a organizzare la politica in un modo estremamente debole; quindi nel tempo la politica non è stata capace di governare lo sviluppo umano in maniera armoniosa.
Tutto ciò ha permesso uno sviluppo incontrollato di poteri emergenti come quello economico, finanziario e tecnologico che hanno assoggettato la politica. Un circolo vizioso che si autoalimenta e che ha portato, tra l’altro, ad un abnorme concentrazione di ricchezza e potere in poche mani. Basti pensare che le aliquote della tassazione progressiva statunitense sono state dal 1950 ad oggi abbassate di molto (vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Income_tax_(Stati_Uniti_d%27America) )
Occorre però avere ben chiaro che è solo la politica l’attività umana che può normare la società, non l’economia o la finanza.
Se la politica è in uno stato patologico tutto entra nel caos ed è infatti il caos che sembra dominare la nostra epoca.
La cultura occidentale, per quanto detto, è giunta quindi a concepire e accettare (senza capire l’enorme gravità di ciò che stava avvenendo), almeno due forme patologiche che rendono debole la politica:
1) il fatto che il mestiere di politico venga considerato un lavoro come gli altri e quindi possa diventare la fonte permanente di reddito per il sostentamento della propria famiglia
2) il fatto che la stessa persona fisica possa stare sia nella dirigenza del suo partito che in parlamento a fare le leggi per tutti.
Queste due consuetudini uccidono la politica, che diventa una attività priva di utilità per la cittadinanza, incapace di governare la complessità della nostra epoca.
La politica diventa “debole” perché se una persona trae da essa il reddito per vivere con la sua famiglia, sarà attaccata visceralmente alla sua carica. Quella persona sarà dunque molto più propensa a soddisfare chi le permette di mantenere il suo “posto di lavoro” (es. il segretario del partito che la inserisce in liste elettorali bloccate, i poteri economici che la aiutano nella campagna elettorale ecc.) piuttosto che i cittadini e le cittadine che di fatto non sono mai stati nelle condizioni di influire sulla sua elezione o rielezione.
Questo meccanismo genera nella cittadinanza la sfiducia rispetto alla politica che promette (in campagna elettorale), ma non mantiene (in parlamento) perché gli eletti evitano di promuovere provvedimenti efficaci che però potrebbero essere sgraditi alle entità che hanno permesso la rielezione.
Ma c’è di più!
1) Il fatto di stare nella dirigenza del partito permette al parlamentare di mettere la museruola al suo ufficio stampa e a condizionare le procedure istituzionali interne: il partito quindi non é in grado di criticare liberamente quel parlamentare che ha inserito tra i propri candidati e quindi chi dovrebbe essere valutato diventa controllore di sé stesso. Piano piano le istituzioni fagocitano gli spazi che dovrebbero essere a disposizione della cittadinanza e delle associazioni e che permetterebbero loro di contribuire alla vita politica dello stato con candidati e proposte per risolvere problemi.
Inesorabilmente la fiducia nelle istituzioni crolla e cresce l’astensionismo. L’astensionismo non è quindi frutto di disinteresse, è il frutto di una più o meno conscia percezione dell’inutilità della politica per come è organizzata attualmente.
2) L’obiettivo di tutelare il proprio posto di lavoro genera leggi (come le quattro leggi elettorali che si sono succedute in Italia dal 2005 ad oggi) che blindano le carriere di coloro che sono già nelle istituzioni e questo esclude i giovani e rende molto difficile l’apporto di nuove energie e di nuove idee. E’ un imperdonabile spreco di energie sociali.
3) Il sistema adottato dall’occidente per definire la composizione delle istituzioni in cui si fanno le leggi per tutti è intrinsecamente corruttivo, cioè spinge i parlamentari e i candidati nelle mani di chi ha il potere di determinare le loro carriere. E questo danneggia anche chi crede di “vincere” perché le istituzioni prendono decisioni in un modo contrario all’interesse generale, ad esempio andando contro le leggi di natura: da ciò si origina, ad esempio, la lentezza nel frenare il cambiamento climatico o il perseverare nella costruzione e detenzione di bombe atomiche in grado di distruggere la vita sul pianeta.
Vediamo ora gli eventi del Venezuela alla luce dell’analisi appena fatta. Innanzitutto occorre avere chiaro che chi sta decidendo le operazioni militari in Venezuela è l’amministrazione degli Stati Uniti. Questa amministrazione è ben diversa dal popolo americano anche perché viene eletta da una minoranza di elettori e inoltre la composizione del congresso degli USA è profondamente soggetta alle forze economiche (e non solo economiche!) che decidono in base a criteri che non hanno niente a che vedere con la Politica e con il benessere del popolo americano. Basti pensare a quanto influiscono i finanziamenti delle lobby economiche sull’esito delle campagne elettorali dei vari candidati. Inoltre, come abbiamo già detto, la debolezza della politica ha permesso accentramenti enormi nel campo della comunicazione che permettono di condizionare il comportamento di milioni di persone. In queste condizioni ha senso parlare di libere elezioni e di democrazia?
Significativo è anche il fatto che tutto ciò avviene perché il Venezuela è una nazione molto ricca di risorse petrolifere e i poteri economici, obnubilati dalla prospettiva di ingenti guadagni e dal potere dato dal controllo di questa venefica risorsa, agiscono e influenzano di conseguenza in sinergia con lo slogan MAGA (Make America Great Again) di Donald Trump.
Se la politica americana e quindi l’amministrazione americana fossero in uno stato fisiologico e facessero l’interesse degli americani, siamo sicuri che si comporterebbe così? Non sarebbe già stato deciso da tempo un nuovo corso per eliminare l’energia fossile dall’economia e per influenzare in tal senso le altre nazioni? Perché rimangono inascoltate le voci di quanti hanno capito che le leggi di natura sono invalicabili?
Queste dinamiche dimostrano la potenza delle forme organizzative della politica: fino a quando penseremo, in modo etico, che bastano persone migliori per fare politiche migliori e non approfondiremo lo studio delle forme della politica non saremo i grado di risolvere i vitali problemi dell’umanità.
Un’altra chiave interpretativa di ciò che sta succedendo e data dalle categorie della politica. Attualmente quelle dominanti sono state proposte dal filosofo tedesco del ‘900 Carl Schmitt, e sono “amico – nemico”. Con queste categorie si tende ad avere una tribale visione dei rapporti tra le comunità umane basata sulla forza: organismi come l’ONU diventano fastidiosi ostacoli.
Quelle che ci sembrano più adatte per uscire dal caos sono state proposte dal filosofo italiano Giuseppe Polistena con il saggio “Politica, questa sconosciuta” (2022 – Mimesis edizioni) e sono “Tutti – nessuno”. “Tutti”, dal più ricco al più debole, devono essere ricompresi nello sguardo della politica, “nessuno” può avere tanto potere da prevaricare sugli altri. Dalla categoria “tutti” prende origine la democrazia, dalla categoria “nessuno” prende origine il costituzionalismo. Con queste categorie il comportamento dell’amministrazione USA sarebbe semplicemente inconcepibile alla luce della categoria “nessuno”.
Dalla categoria ” nessuno” si origina anche il processo della cessione di sovranità che è fondamentale per generare la pace. Dal 1648, anno della pace di Weatfalia, sono nati gli stati nazionali e il concetto di sovranità nazionale. E’ interessante notare che il concetto di sovranità è estremamente pericoloso perché è la benzina che alimenta le guerre. Ci sono molti esempi nella storia che dimostrano che quando c’è stata una cessione di sovranità dda parte di comunità umane tra loro belligeranti verso un organismo superiore la violenza é sparita. Si pensi alle popolazioni che prima della fondazione di Roma si facevano guerra, alle cosiddette Repubbliche marinare che si combattevano prima dell’unità d’Italia. Purtroppo dal 1648, data della pace di Westfalia ad oggi l’umanità non è stata capace di costruire un organismo dotato di autorevolezza e mezzi per prevenire e fermare le guerre e per impedire iniziative senza copertura ONU. L’ONU proprio per una questione di forme organizzative è impotente: il diritto di veto di ciascuna delle 5 potenze nel Consiglio di sicurezza permette loro di bloccare decisioni che potrebbero fermare guerre e genocidi: tutto ciò accade quando una delle 5 potenze fa prevalere i suoi interessi geopolitici piuttosto che quelli generali dell’umanità.
Tutti coloro che si battono per la pace e contro i genocidi dovrebbero organizzarsi per influenzare il percorso della riforma dell’ONU. A questo proposito segnaliamo le interessanti proposte del prof. emerito di filosofia del diritto Luigi Ferrajoli con il libro “Progettare il futuro: per un costituzionalismo globale” (2025 – Feltrinelli).
Chiudiamo evidenziando un ultimo aspetto importante. Il nuovo approccio alla politica che stiamo proponendo e che LCI adotta in pieno, non ha bisogno di appoggiarsi all’etica perché se si supera la visione aristotelica della politica che deve fare il “bene” si capisce che sono le forme corrette della politica che generano un comportamento etico. Non viceversa!
Il nuovo pensiero proposto da Polistena apre quindi una epoca di grande cambiamento culturale e accende una ragionevole speranza in un mondo più sereno per tutti i viventi.
Per suoerare le patologie della politica la proposta di Lista Civica Italiana è quella di iniziare a costruire una rete paritetica tra gruppi, enti e associazioni in Italia e nel mondo che sulla base del nuovo approccio qui tratteggiato affronti il tema di come usare meglio la politica e di come riportarla in uno stato fisiologico. Per LCI i partiti devono diventare libere associazioni di cittadini e cittadine dove gli eletti non devono avere alcun potere nel partito e i coordinatori del partito non possono candidarsi.
Un primo urgentissimo obiettivo di questa rete dovrebbe essere quello di fare pressione sul parlamento affinché la nuova legge elettorale rispetti il dettato costituzionale: è una forma molto importante!
Continuare con leggi come quelle degli ultimi venti anni è una farsa che nuoce a tutti!
Riprenderemo questo argomento prossimamente.
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Si ringrazia il filosofo Giuseppe Polistena per la revisione di questo articolo

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