Martedì prossimo la camera discute la conversione in legge del decreto 133/2013 che fa un enorme regalo alle banche a spese di tutti gli italiani
        
        Lista civica italiana chiede a tutti gli italiani di mobilitarsi per evitare la conversione in legge del decreto n.133 del 30 novembre che è già stato approvato dal Senato e che martedì 21 gennaio va in discussione alla Camera. Si tratta dell’ “Atto Camera: 1941- Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133, recante disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia” (approvato dal Senato). Illustri economisti e esperti di diritto, oltre che la BCE, sono già intervenuti per segnalare la necessità di rivedere radicalmente e con più calma il contenuto del provvedimento.
        A questo scopo Lista civica italiana invita i cittadini a scrivere al Presidente della Repubblica affinché non promulghi la legge e al Presidente del Consiglio affinché stralci dal decreto almeno la parte relativa alla Banca d’Italia. Il link al sito della petizione é qui e per esteso é:
     http://chn.ge/1jd4cHQ

              Innanzi tutto Lista civica italiana ritiene incostituzionale che il Governo, che ai sensi dell’art. 77 della Costituzione può decretare d’urgenza solo in casi eccezionali, “infili” in questo decreto sull’ IMU anche il tema della Banca d’Italia e dell’alienazione degli immobili. Quale è l’urgenza? La sensazione è che si voglia fare l’ennesimo regalo alle banche senza affrontare invece l’urgente necessità di tornare alla “saggia” divisione tra banche commerciali e banche d’investimento.
        
        Le banche private hanno infatti acquisito al proprio patrimonio quote di Banca d’Italia per le quali non hanno mai sostenuto alcun esborso e, oggi, grazie al decreto n. 133 la Banca d’Italia acquisterà da loro la parte eccedente il 3% del capitale ad un prezzo altissimo, frutto della rivalutazione del capitale.
        
        Il PD e Renzi che si propongono come un partito dalla parte dei cittadini devono spiegare agli italiani dove sta il bene comune in questo provvedimento.
        Lo stesso interesse della finanza pubblica si può perseguire molto meglio con una pubblicizzazione di Banca d’Italia, con una devoluzione di una maggiore quota degli utili da signoraggio alloStato rispetto a quanto hanno deciso le banche private azioniste in questi anni, coerentemente con quanto avviene negli altri Paesi, e non attraverso la rivalutazione della quota delle banche private azioniste che restano proprietarie. Men che mai trasformando un istituto di diritto pubblico che gestisce un bene pubblico come iproventi del signoraggio in unistituto solo nominalmente pubblico, ma nelle mani di aziende private.
        
        Lista civica italiana ritiene che si debba procedere con grande cautela quando si tocca la Banca d’Italia, istituzione che detiene il patrimonio di tutti – ribadiamo “di tutti” – i cittadini italiani. Parte del patrimonio aureo della Banca d’Italia nasce infatti dai tempi del fascismo in cui le famiglie italiane si privarono dell’oro per cederlo allo Stato o è il risultato dei proventi di quando la banca batteva moneta e dell’attività monetaria che oggi ancora esercita nell’ambito dell’Eurosistema per conto della collettività dei cittadini e ne reinveste gli utili. Purtroppo, dopo la privatizzazione del 1990 le banche (di diritto pubblico) che detenevano legalmente le quote di Banca d’Italia sono diventate “private” e ciò oltre a generare una situazione di illegalità è fonte di un forte conflitto di interessi perché nel consiglio d’amministrazione della Banca d’Italia, che decide la destinazione degli utili agli azionisti, siedono appunto gli azionisti stessi…
        E’ ora di sanare questa anomalia italiana. Fermiamo il decreto-legge!
        
        Note: L’art 77, comma due della Costituzione recita:
        Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.


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